Impauriti, più che poveri.

“Verosimilmente è stata più forte la paura di impoverire che l’impoverimento reale, ma è anche vero che in questo periodo si guarda al futuro con timore diffuso; e che le paure collettive non devono mai essere sottovalutate, tanto più se traggono alimento dal disagio oggi esistente nel grande segmento sociale del ceto impiegatizio a reddito fisso, che più pesantemente avverte l’insostenibilità della crescita del costo della vita.

Ma sarebbe disonesto dimenticare che i dati dell’anno in corso segnalano un forte aumento della patrimonializzazione delle famiglie, un forte aumento degli investimenti immobiliari, un buon incremento degli investimenti mobiliari e dei loro rendimenti, un relativo attestarsi su comportamenti di medietà dei consumi. Dovremo forse aspettare ancora del tempo per capire se nel prossimo futuro vincerà nella psicologia collettiva la drammatizzazione dell’impoverimento o una ancor più cinica propensione a prescindere da preoccupazioni economiche.

Oggi comunque i processi mutanti sono due: la divaricazione crescente fra ceti patrimonializzati e ceti di puro reddito; e la tendenza ad attestarsi tutti su quella combinazione antica dei comportamenti economici (la combinazione fra sobrietà e medietà) che ha fatto la nostra storia, anche quando è stata avvertita come risicatezza”.

Dal 38° Rapporto Censis sulla situazione sociale del paese 2004)