Molte decisioni importanti, come scegliere la casa, la facoltà universitaria o il lavoro, richiedono una tale quantità di considerazioni da risultare frustranti e indurre coloro che cercano di venirne a capo ad accantonare temporaneamente il problema.
E proprio questo, secondo una nuova ricerca, potrebbe rivelarsi vincente.
Attraverso una serie di esperimenti descritti nel numero di Febbraio 2006 della rivista Science, un gruppo di psicologi olandesi ha scoperto che la soluzione migliore ad una decisione complessa si raggiunge quando si è distratti e incapaci di pensare coscientemente alla decisione da prendere…
Lo studio non solo avvalora quindi la comune esortazione a “dormirci sopra”, ma indica che un cervello inconsapevole ragiona attivamente…
La nuova ricerca indica che una massa di informazioni inavvertite, vengono da noi prese e combinate con impressioni e fatti deliberatamente studiati e poi usate per formulare giudizi ingegnosi cui altrimenti non avremmo potuto giungere.
I ricercatori, guidati da Ap Dijksterhuis, dell’università di Amsterdam, hanno chiesto a 80 studenti di scegliere tra 4 automobili basandosi su alcune caratteristiche (anno di immatricolazione, consumi, tipo di cambio, maneggevolezza, etc.). Dopo aver elencato velocemente le caratteristiche, i ricercatori hanno chiesto ad alcuni studenti di ponderare attentamente la decisione per 4 minuti, mentre altri studenti venivano distratti con alcuni anagrammi.
Quando le caratteristiche elencate erano solo 4, gli studenti che sceglievano con maggiore probabilità il veicolo migliore (oggettivamente ? Ndc) erano coloro che avevano avuto modo di pensarci, piuttosto che quelli che erano stati distratti.
Ma, secondo lo studio, quando le caratteristiche erano 12, chi era stato dopo distratto con gli anagrammi prendeva in genere le decisioni migliori.
“Stiamo forse dicendo che un dirigente d’azienda, dopo aver letto un importante rapporto, non dovrebbe pensarci più?”, dice Jonathan Schooler, psicologo all’università della British Columbia. “Lo studio ci aiuta a cercare una risposta ma non ci siamo ancora”.

Testo rielaborato da un articolo di Benedict Carey (New York Times), a cura di Ad Meliora

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